Nuova casa, vecchia storia.

Sono in viaggio verso la mia nuova casa, dopo aver trascorso alcuni giorni in quella che lo è stata per quasi 30 anni.

Mentre tutto cambia, inevitabilmente, altrettanto inevitabilmente ci sono cose che invece non cambiano mai.

Ho rivisto alcune persone che credevo non avessero più la capacità di turbarmi. Eppure, eccoli qui: i ricordi.

Bussano alla mia porta con una violenza tale da non riuscire ad oppormi. Non basta la distanza ad allontanarli, perché basta un piccolo spiraglio per farli ritornare più forti di prima.

Riaprono ferite, riportano lacrime, fanno sorridere e fanno riflettere.

Mi sbattono in faccia tutto ciò che ero, perché possa fare i conti con ciò che sono.

Non basta chiamare casa una casa nuova per dimenticare le strade che ho percorso ridendo o piangendo, oppure gli abbracci dati o quelli che avrei tanto voluto dare. Non basta decidere di voler dimenticare perché si dimentichi davvero.

Poi mi chiedo se davvero sia giusto dimenticare. Se davvero abbia senso credere di star meglio non pensando a ciò che è stato.

Forse si. Oppure no?

Da domani chiamerò casa un posto nuovo. Da domani ci saranno nuovi ricordi che irromperanno violentemente nei miei pensieri, prima o poi.

È inutile tentare di porre sigilli.

Persino la notte buia ha almeno una stella ad illuminarla.

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EVERGLOW

Everglow. Luce eterna.

La mia parola preferita. La mia canzone preferita. Quella che riascolto almeno una volta al giorno, quella che sa farmi rabbrividire già dalle prime note. Quella che sembra sia stata scritta apposta per me, per dare forma ai miei pensieri sempre troppo confusi.

Mentre , appena sveglia al mattino, la musica e le parole vengono fuori dal mio cellulare, mi perdo spesso nei miei occhi azzurri che fissano la coda in cui sono raccolti i miei capelli ormai troppo lunghi. Non so esattamente cosa speri di trovare nell’immagine di me che vedo in quello specchio. Forse un indizio su dove sia quella luce di cui parla la canzone.

Penso da tempo di tatuarmi la parola “Everglow”. Un marchio indelebile che mi aiuti a non dimenticare la persona che vorrei essere. Voglio credere che mentre tutto scorre e cambia, ci sia qualcosa che rimarrà immutato per sempre.

Voglio rimanere aggrappata al ricordo di quello che è stato, perché anche se fa male, c’è stato un tempo in cui era tutto ciò che sapeva farmi bene. Voglio che nella mia “luce eterna”, ci siano tutte le ombre che mi hanno oscurato il cuore. Voglio poter guardare indietro, perché non c’è un futuro senza un passato da cui imparare. Voglio poter amare sempre quello che ho amato. Ogni mattina voglio riconoscere la mia verità nei miei occhi azzurri e nella mia coda disordinata,senza averne paura,senza fuggirne.

Voglio guardare il mio tatuaggio e sentire la sensazione dell’ago che incide la mia pelle, come ogni ferita che mi ha inciso l’anima.

Non può esserci gioia senza dolore. Non può esserci luce senza oscurità.

Non voglio dimenticare nulla. Voglio andare avanti portandomi dentro ogni istante di vita, perché ognuno di essi è valso ogni lacrima versata, ogni bottiglia mandata giù, ogni chilometro percorso con il piede fermo sull’acceleratore della mia auto.

La mia “luce eterna” racchiusa in una parola. Racchiusa in un ricordo. Racchiusa in una vita.

Pioggia e novità.

Adoro guidare sotto la pioggia.

Ogni singola goccia corre lungo il parabrezza della mia auto, seguendo la sua traiettoria.

Mentre sono in coda ad un semaforo, le guardo incontrarsi ed intrecciarsi fra di loro, per poi dividersi e terminare la corsa.

Le osservo, immaginando due mani che si sfiorano, che si incrociano in una lenta danza che sembra eterna.

Improvvisamente, il semaforo diventa verde e io torno a perdermi fra le note della mia canzone preferita ,che riempiono l’abitacolo e i miei pensieri.

Fuori dal finestrino scorrono le immagini della mia nuova città, della mia nuova casa, della mia nuova vita.

Sorrido.

Quante cose sono cambiate. Quante cose avrei voluto e quante, invece, vorrei avere ancora.

Quante cose ho perso e quante, invece, ho potuto ritrovare. Si dice infatti che non ci sia mai davvero un ultimo tentativo, quando si tiene molto a qualcosa o qualcuno.

In questi nuovi giorni che mi attendono, vorrei che fosse sempre così. Vorrei che non ci fossero mai degli ultimi tentativi.

Vorrei che valesse sempre la pena di rischiare.

Prometto a me stessa che ci proverò.

Come una goccia di pioggia, seguirò il mio cammino, senza rimpianti.

Mancanza.

MANCANZA.

Si definisce mancanza quell’orribile sensazione di vuoto che nasce in noi quando non abbiamo più qualcosa.

Non si parla certo di una cosa qualsiasi.

No.

Si parla di qualcosa, soprattutto di qualcuno, con lo straordinario potere di farti sentire al sicuro, di tenerti per mano in ogni situazione, di essere il tuo faro, la tua luce, la tua gioia grande.

Improvvisamente, questo qualcuno scompare e tutte le tue certezze si sgretolano.

Ti ritrovi a camminare per strada senza una meta precisa, spinta dalla necessità di sopravvivenza e non da un reale bisogno.

Tutto perde di colore e di sapore. Rimangono frasi di canzoni che fino a quel momento non avresti mai immaginato nemmeno di ascoltare, ma che adesso sembrano essere state scritte apposta per te.

Rimangono le immagini. Rimane il ricordo. Rimangono le parole che avresti voluto dire, gli abbracci che avresti voluto dare, i momenti che avresti voluto vivere.

Ma non rimangono le persone.

Ti guardi indietro….ma non c’è nessuno.

Allora continui a camminare, fissando la tua immagine riflessa nelle vetrine dei negozi. Cammini cercando nei volti della gente un dettaglio di quell’unica persona che vorresti davvero incontrare.

Invece, non accade nulla.

Fra poco sarà Natale. Con le mani in tasca e lo sguardo basso, con il vento freddo che mi sferza il viso, penso che tu sia l’unico regalo che vorrei davvero.

Anche solo per pochi minuti.

Giusto il tempo di un abbraccio infinito.

Eppure,oggi c’è il sole.

È strano come sia più facile scrivere quando si è giù di morale. È come se la tristezza o la malinconia scoperchiassero il nostro “Vaso di Pandora” interiore, tirandone fuori ogni lato oscuro e traducendolo in parole scritte.

Solitamente, per me è così.

Preferisco scrivere di notte, nel buio della mia stanza, fissando quel soffitto che tante volte mi ha tenuto compagnia. Preferisco scrivere di brutte giornate, di brutti momenti, di brutte persone.

Mi siedo spesso ad osservare la pioggia oltre i vetri o vecchie foto impolverate, con le mie canzoni preferite a dare armonia al mio disordine.

Le parole prendono vita una dopo l’altra su questo foglio bianco ,che da un po’ di tempo mi guarda sempre più con aria incerta, come se aspettasse ogni momento la mia prossima mossa.

Eppure, oggi c’è il sole.

Nessuna goccia di pioggia sta bagnando i vetri delle mie finestre. Nessuna canzone triste esce fuori dalle mie cuffie.

Certo, ci sono vuoti che non si riempiono.Ci sono distanze che non si accorciano. Ci sono mancanze che rimangono attaccate ad una foto.

Ma oggi c’è il sole.

Oggi, scrivo col sorriso.

In attesa di quel che sarà

Sono in viaggio, di nuovo. Mi preparo a vivere la mia nuova vita un po’ alla volta, partendo e tornando sempre più spesso.

Mi guardo intorno e provo ad immaginare se anche gli altri passeggeri su questo autobus, stasera, stiano raggiungendo il loro nuovo inizio.

Chissà, magari la coppia di anziani seduta accanto a me sta andando a conoscere il suo nuovo nipotino. Oppure, quel ragazzo che sfoglia distratto un libro a qualche posto di distanza dal mio ,sta pensando a come sarà il suo primo giorno di lavoro.

Mentre guardo fuori dal finestrino, mi piace pensare che siamo tutti legati dal mistero di quello che ci aspetta.

Come un viaggio del quale non si conosce la meta, viaggiatori inconsapevoli di una vita che non smette di sorprenderci.

In valigia, sogni e speranze, delusioni e rimpianti, ricordi e progetti.

Non serve un biglietto.

Paghiamo ogni giorno il nostro pedaggio.

A luci spente, mi godo ancora un altro viaggio , in attesa di quel che sarà.

Come faremo senza di noi?

Vorrei poter rivivere la giornata di oggi all’infinito. Vorrei che tutti i momenti passati oggi potessero ritornare ogni giorno.

Quando ci si sente completi, quando tutto ha un colore diverso. Quando ogni risata, ogni parola, ogno gesto, nascono dal cuore e non dalla testa.

Quando nonostante il tempo e la distanza, noi siamo sempre qui, siamo sempre noi. Con i nostri difetti, con i nostri sbagli, con i nostri fallimenti, ma soprattutto con la voglia di sostenerci e di rialzarci, insieme.

Quando guardi il mare e non ci vedi solo il tuo riflesso, perché non sei mai sola.

Quando in una foto scattata per immortalare un ricordo è nascosta la speranza di rimanere sempre così. Uniti. Felici. Perfettamente imperfetti.

Quando torni a casa e pensi che amici così non possono che essere un regalo speciale che la vita ha deciso di farti. 

Vorrei poter tornare all’inizio di questa giornata.

Invece mi ritrovo davanti a questo foglio bianco e l’unica cosa che riesco a chiedermi è :

“Come faremo senza di noi?”

Vivere davvero.

Come un equilibrista in bilico sulla corda. Come una foglia che sta per toccare terra. 

Così immagino la vita. 

Siamo continuamente in attesa di un cambiamento. In attesa di qualcosa che dia nuovi sapori e colori alle nostre esistenze. 

Perennemente alla ricerca di risposte e di nuove domande.

Legati al display di un cellulare, con gli occhi fissi verso il cemento grigio di quella strada che ci fa incontrare e poi, perdere.

Quanto sarebbe bello tornare ad innamorarsi dell’arcobaleno e delle notti stellate. Tornare ad alzare gli occhi verso il cielo, saltare nelle pozzanghere senza paura di quel che sarà. Ritrovare la magia di un abbraccio, la spontaneità di un sorriso e il calore di un bacio.

Quanto sarebbe magico sentirsi un po’ più bambini e un po’ meno adulti, prendersi per mano e correre verso il mare senza mai guardarsi indietro. 

Senza attese. Senza pretese.

Solo con la voglia di vivere davvero.

Buon viaggio 

Ieri ero alla stazione. 

Credo che non ci sia al mondo un posto più adatto per osservare la gente.

Gente che parte e gente che torna. Gente che aspetta e gente che, invece, non può proprio più aspettare.

Un ragazzo si lascia scivolare lungo la parete, con le cuffie nelle orecchie, sedendosi sul quel pavimento calpestato da viaggiatori di ogni dove.

Un uomo elegante  si avvia lento al suo binario, ma all’improvviso lo sento imprecare e lo vedo correre trascinandosi dietro la sua piccola valigia azzurra. 

Una donna tiene le braccia conserte e guarda il tabellone elettronico scoprendo che il suo treno è in ritardo. Sbuffa, prende il cellulare e avvisa che farà tardi, di nuovo. 

Una ragazza è seduta sulla panchina, accanto a me. Ha un libro aperto sulle ginocchia, i capelli raccolti in una coda approssimativa e mangia una barretta di cioccolato. La guardo e sorrido, pensando a quando anch’io, come lei, preparavo i miei esami universitari. 

È tutto un intrecciarsi di storie, di pensieri, di speranze. 

La voce dell’altoparlante chiama il mio treno. Mi alzo, afferro la mia borsa e mi incammino verso la carrozza. Istintivamente, mi giro verso la ragazza e le auguro buona fortuna per il suo esame. Lei alza lo sguardo e dopo aver realizzato chi fosse stato a parlare, mi sorride e mi ringrazia. 

Perché in fondo siamo tutti viaggiatori in questa vita.

Augurarsi buon viaggio, di tanto in tanto, ci renderebbe tutti meno soli.

Buon viaggio a tutti!

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