Mancanza.

MANCANZA.

Si definisce mancanza quell’orribile sensazione di vuoto che nasce in noi quando non abbiamo più qualcosa.

Non si parla certo di una cosa qualsiasi.

No.

Si parla di qualcosa, soprattutto di qualcuno, con lo straordinario potere di farti sentire al sicuro, di tenerti per mano in ogni situazione, di essere il tuo faro, la tua luce, la tua gioia grande.

Improvvisamente, questo qualcuno scompare e tutte le tue certezze si sgretolano.

Ti ritrovi a camminare per strada senza una meta precisa, spinta dalla necessità di sopravvivenza e non da un reale bisogno.

Tutto perde di colore e di sapore. Rimangono frasi di canzoni che fino a quel momento non avresti mai immaginato nemmeno di ascoltare, ma che adesso sembrano essere state scritte apposta per te.

Rimangono le immagini. Rimane il ricordo. Rimangono le parole che avresti voluto dire, gli abbracci che avresti voluto dare, i momenti che avresti voluto vivere.

Ma non rimangono le persone.

Ti guardi indietro….ma non c’è nessuno.

Allora continui a camminare, fissando la tua immagine riflessa nelle vetrine dei negozi. Cammini cercando nei volti della gente un dettaglio di quell’unica persona che vorresti davvero incontrare.

Invece, non accade nulla.

Fra poco sarà Natale. Con le mani in tasca e lo sguardo basso, con il vento freddo che mi sferza il viso, penso che tu sia l’unico regalo che vorrei davvero.

Anche solo per pochi minuti.

Giusto il tempo di un abbraccio infinito.

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Eppure,oggi c’è il sole.

È strano come sia più facile scrivere quando si è giù di morale. È come se la tristezza o la malinconia scoperchiassero il nostro “Vaso di Pandora” interiore, tirandone fuori ogni lato oscuro e traducendolo in parole scritte.

Solitamente, per me è così.

Preferisco scrivere di notte, nel buio della mia stanza, fissando quel soffitto che tante volte mi ha tenuto compagnia. Preferisco scrivere di brutte giornate, di brutti momenti, di brutte persone.

Mi siedo spesso ad osservare la pioggia oltre i vetri o vecchie foto impolverate, con le mie canzoni preferite a dare armonia al mio disordine.

Le parole prendono vita una dopo l’altra su questo foglio bianco ,che da un po’ di tempo mi guarda sempre più con aria incerta, come se aspettasse ogni momento la mia prossima mossa.

Eppure, oggi c’è il sole.

Nessuna goccia di pioggia sta bagnando i vetri delle mie finestre. Nessuna canzone triste esce fuori dalle mie cuffie.

Certo, ci sono vuoti che non si riempiono.Ci sono distanze che non si accorciano. Ci sono mancanze che rimangono attaccate ad una foto.

Ma oggi c’è il sole.

Oggi, scrivo col sorriso.

In attesa di quel che sarà

Sono in viaggio, di nuovo. Mi preparo a vivere la mia nuova vita un po’ alla volta, partendo e tornando sempre più spesso.

Mi guardo intorno e provo ad immaginare se anche gli altri passeggeri su questo autobus, stasera, stiano raggiungendo il loro nuovo inizio.

Chissà, magari la coppia di anziani seduta accanto a me sta andando a conoscere il suo nuovo nipotino. Oppure, quel ragazzo che sfoglia distratto un libro a qualche posto di distanza dal mio ,sta pensando a come sarà il suo primo giorno di lavoro.

Mentre guardo fuori dal finestrino, mi piace pensare che siamo tutti legati dal mistero di quello che ci aspetta.

Come un viaggio del quale non si conosce la meta, viaggiatori inconsapevoli di una vita che non smette di sorprenderci.

In valigia, sogni e speranze, delusioni e rimpianti, ricordi e progetti.

Non serve un biglietto.

Paghiamo ogni giorno il nostro pedaggio.

A luci spente, mi godo ancora un altro viaggio , in attesa di quel che sarà.

Come faremo senza di noi?

Vorrei poter rivivere la giornata di oggi all’infinito. Vorrei che tutti i momenti passati oggi potessero ritornare ogni giorno.

Quando ci si sente completi, quando tutto ha un colore diverso. Quando ogni risata, ogni parola, ogno gesto, nascono dal cuore e non dalla testa.

Quando nonostante il tempo e la distanza, noi siamo sempre qui, siamo sempre noi. Con i nostri difetti, con i nostri sbagli, con i nostri fallimenti, ma soprattutto con la voglia di sostenerci e di rialzarci, insieme.

Quando guardi il mare e non ci vedi solo il tuo riflesso, perché non sei mai sola.

Quando in una foto scattata per immortalare un ricordo è nascosta la speranza di rimanere sempre così. Uniti. Felici. Perfettamente imperfetti.

Quando torni a casa e pensi che amici così non possono che essere un regalo speciale che la vita ha deciso di farti. 

Vorrei poter tornare all’inizio di questa giornata.

Invece mi ritrovo davanti a questo foglio bianco e l’unica cosa che riesco a chiedermi è :

“Come faremo senza di noi?”

Vivere davvero.

Come un equilibrista in bilico sulla corda. Come una foglia che sta per toccare terra. 

Così immagino la vita. 

Siamo continuamente in attesa di un cambiamento. In attesa di qualcosa che dia nuovi sapori e colori alle nostre esistenze. 

Perennemente alla ricerca di risposte e di nuove domande.

Legati al display di un cellulare, con gli occhi fissi verso il cemento grigio di quella strada che ci fa incontrare e poi, perdere.

Quanto sarebbe bello tornare ad innamorarsi dell’arcobaleno e delle notti stellate. Tornare ad alzare gli occhi verso il cielo, saltare nelle pozzanghere senza paura di quel che sarà. Ritrovare la magia di un abbraccio, la spontaneità di un sorriso e il calore di un bacio.

Quanto sarebbe magico sentirsi un po’ più bambini e un po’ meno adulti, prendersi per mano e correre verso il mare senza mai guardarsi indietro. 

Senza attese. Senza pretese.

Solo con la voglia di vivere davvero.

Buon viaggio 

Ieri ero alla stazione. 

Credo che non ci sia al mondo un posto più adatto per osservare la gente.

Gente che parte e gente che torna. Gente che aspetta e gente che, invece, non può proprio più aspettare.

Un ragazzo si lascia scivolare lungo la parete, con le cuffie nelle orecchie, sedendosi sul quel pavimento calpestato da viaggiatori di ogni dove.

Un uomo elegante  si avvia lento al suo binario, ma all’improvviso lo sento imprecare e lo vedo correre trascinandosi dietro la sua piccola valigia azzurra. 

Una donna tiene le braccia conserte e guarda il tabellone elettronico scoprendo che il suo treno è in ritardo. Sbuffa, prende il cellulare e avvisa che farà tardi, di nuovo. 

Una ragazza è seduta sulla panchina, accanto a me. Ha un libro aperto sulle ginocchia, i capelli raccolti in una coda approssimativa e mangia una barretta di cioccolato. La guardo e sorrido, pensando a quando anch’io, come lei, preparavo i miei esami universitari. 

È tutto un intrecciarsi di storie, di pensieri, di speranze. 

La voce dell’altoparlante chiama il mio treno. Mi alzo, afferro la mia borsa e mi incammino verso la carrozza. Istintivamente, mi giro verso la ragazza e le auguro buona fortuna per il suo esame. Lei alza lo sguardo e dopo aver realizzato chi fosse stato a parlare, mi sorride e mi ringrazia. 

Perché in fondo siamo tutti viaggiatori in questa vita.

Augurarsi buon viaggio, di tanto in tanto, ci renderebbe tutti meno soli.

Buon viaggio a tutti!

Un regalo inaspettato 

Stasera ho ricevuto un regalo. 

Di solito non amo le sorprese. Sono la tipica persona a cui piace avere tutto sotto controllo e le sorprese, seppur piacevoli, non sono affatto controllabili. 

Stasera però questa sorpresa ha dei toni un po’ speciali, come la persona da cui proviene.

Per molto tempo ho smesso di credere nell’amicizia. Le delusioni e il dolore mi hanno spinto a non aprire più il mio cuore a nessuno.

Poi, però, è arrivato lui. 

Presuntuoso, inaffidabile, immaturo. L’ultima persona al mondo per cui provare affetto o a cui pensare di legarsi in qualche modo.

La vita però è sempre in grado di cambiare le carte in tavola…nel momento peggiore della mia vita, lui è riuscito in qualcosa in cui tutti avevano fallito.

È riuscito a farmi ridere.

Ognuno sceglie il proprio modo di aiutare le persone. 

Lui ha scelto di dedicarmi canzoni buffe.

Di chiamarmi in piena notte per assicurarsi che riuscissi a dormire.

Di darmi un soprannome, Bubi, e di chiamarmi sempre e solo così perché mi fa sentire speciale. 

Di portarmi la colazione e prendermi in giro per le mie occhiaie. 

Di cantare a squarciagola  insieme a me in auto, con i finestrini abbassati e in pieno inverno.

Di abbracciarmi e di ricordarmi ogni giorno che se per gli altri non ero importante, per lui invece lo ero.

Quello di stasera è il regalo del mio migliore amico, grazie al quale sono tornata a sorridere. 

Mi hai chiesto di non separarmene mai. 

Sarà così.

Te lo prometto. 

Parola di Bubi.

Addio e arrivederci

Ore 01:12. Fuori alcune gocce di pioggia battono contro il vetro della mia finestra. 

È una pioggia leggera, lenta… una di quelle che fanno venir voglia di un bicchierone di cioccolato caldo e di un buon libro. 

Una di quelle che ti costringe a pensare, a scavare nei ricordi, a ripercorrere con la mente tutto quello che ci si è lasciati alle spalle, a far riemergere tutte le mancanze.

Ieri ho detto addio ad una mia amica. Si dice che, se abbiamo amato qualcuno, quel qualcuno non ci lascia mai davvero. 

Penso che sia davvero così, perché continuo a vedere ovunque il suo sorriso.

È strano come sia necessario privarsi di qualcosa per capire davvero il valore di ciò che abbiamo. Come se una vita intera non fosse sufficiente per dire a chi è lontano che li ami , che senza di loro è come sentirsi spaccati a metà. O per abbracciare i tuoi genitori, i tuoi fratelli, i tuoi nonni. O per realizzare un sogno. O almeno provarci.

Sappiamo essere così ciechi a volte. Abbiamo bisogno di prove tangibili prima di aprire i nostri occhi alla verità.

La mia amica no. Lei sapeva leggere dentro gli occhi di chiunque. Lei, con il suo sguardo dolce e il suo silenzio assordante, sapeva andare oltre. 

Oltre quello che le parole non dicono.Oltre quello che è visibile. 

Ovunque tu sia, grazie.

Farfalle e balconi.

Trascorro diverso tempo affacciata al mio balcone. Mi piace osservare il mondo che si muove. 

Un cane passeggia allegro con il suo padrone. Una vecchietta si avvia lentamente verso la chiesa. Un ragazzo scorre le pagine di Facebook sul suo smartphone. 

Nell’aria, un vento leggero, che anticipa ormai di poco la venuta di Settembre. Tormentoni estivi vengono fuori dagli abitacoli delle auto e dai finestrini abbassati. 

In alto, un cielo azzurro e senza nuvole. 

Una farfalla gialla si posa delicatamente su una pianta della quale non conosco il nome (il pollice verde di casa non sono di certo io). 

Si dice che il solo battito d’ali di una farfalla possa scatenare un uragano dall’altra parte del mondo. Mentre penso a questo, la guardo allontanarsi e penso all’uragano che c’è dentro di me. 

Un vortice di ricordi e sensazioni, di emozioni e cambiamenti.

Il rombo di una moto mi distoglie da questi pensieri e riprendo ad osservare. Due ragazzi camminano mano nella mano e un bambino capriccioso chiede insistentemente un gelato. La mamma dice no, e lui scoppia in lacrime. 

È buffo…le lacrime vengono fuori in ogni situazione. Siano esse di gioia, di dolore, di rabbia…sono il modo migliore che abbiamo di comunicare le nostre emozioni agli altri. 

Torno in casa.

Dal mio balcone è tutto.

 Per oggi.

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